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mercoledì 3 febbraio 2016

LA FAMIGLIA E LA COSTITUZIONE


La famiglia è un bene per quasi la totalità dei popoli civili deve valere a maggior ragione per un popolo come il nostro, impregnato di tradizioni cristiane, di quel Cristianesimo che fonda la famiglia in un Sacramento e si fonde a sua volta sull'esempio della Sacra Famiglia, in seno alla quale nasce e si svolge la missione umana del Figlio di Dio.

Quali che siano state le tendenze politiche degli uomini che provvidero a redigere e ad approvare la Costituzione della Repubblica, queste tradizioni appaiono rispettate e tutelate.

Il titolo II della prima parte della nostra Costituzione, entrata in vigore il 10 gennaio 1948, è per metà dedicato ai problemi della tutela della famiglia. Inizia con l'art. 29, col quale la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio, prosegue I'art. 29, è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla Legge a garanzia dell'unità familiare.

L'art. 30 pone come dovere, e riconosce come diritto, ai genitori di mantenere, istruire, educare i figli e promette che, nei casi di incapacità dei genitori, la Legge provvederà a che siano assolti i loro compiti.

Ma la Costituzione non si ferma a una angusta visione della vita e attua, appunto, un alto principio di giustizia civica e di carità cristiana nel riconoscere i diritti degli innocenti nati fuori del matrimonio.

Infatti la Legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale" compatibile, naturalmente, con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La tutela della famiglia, per la nostra Costituzione, non resta, però, un fatto di vigilanza inerte.

L'art. 31 prescrive che la Repubblica deve agevolare con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e deve proteggere la maternità, l’ infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

giovedì 26 novembre 2015

DOVERI DEL PEDONE



— Non si creda invulnerabile e per questo autorizzato ad attraversare con aria sognante gli incroci più congestionati.

— Non « stuzzichi » l'automobilista attraversando, con sorrisetto ironico, quando il semaforo è giallo.

— Non saltelli avanti e indietro (« adesso passo, no, aspetto, ecco forse adesso, no, meglio di no ») disorientando autisti e motociclisti, con le conseguenze prevedibili.

— Non scenda dal marciapiede di colpo, non attraversi a testa bassa, non corra zigzagando fra auto e auto.

— Se è indicato il passaggio pedonale, attraversi su quello e non tre passi più in là.

— Anche se ci sono le strisce pedonali, eviti di fermarsi proprio lì a chiacchierare, né ci cammini sopra come una lumaca.

— Ricordi che neanche le strisce lo rendono invulnerabile: se vede una macchina arrivare a razzo, non faccia troppo affidamento sui freni e si rassegni a lasciar passare prima la macchina, anche se non ne avrebbe il diritto.

— Se ha la precedenza, non dia il via a uno scambio di cortesie mimate («ma prego», «si accomodi », « no, per carità, passi lei») con l'innervosito automobilista; quasi sempre succede che i due decidano di muoversi contemporaneamente.

— Se c'è il vigile all'incrocio aspetti il suo segnale per passare: è questione di disciplina e anche di cortesia (mettetevi nei panni del vigile: che ci sta a fare?).

— Non insolentisca invano gli automobilisti, dando loro la colpa di ogni ritardo, ingorgo, confusione.

— Eviti discussioni con gli automobilisti. Se l'automobilista è una signora, eviti accuratamente di tirar fuori i soliti decrepiti luoghi comuni sulle donne al volante.